Cooperativa La Conca Agnone | IL POTERE CREATIVO E TERAPEUTICO DEL TREKKING
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IL POTERE CREATIVO E TERAPEUTICO DEL TREKKING

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29 nov IL POTERE CREATIVO E TERAPEUTICO DEL TREKKING

PASSEGGIARE ALL’ARIA APERTA AMPLIA LE POTENZIALITÀ DEL PENSIERO CREATIVO

A chi cammina non si muovono solo gli astratti pensieri nel cervello, ma si mettono in movimento carne e sangue, così le sapienze inconsce depositate negli organi possono mobilizzarsi, montare in alto e riaffiorare nella coscienza.”

(Mechthild Scheffer “Le piante per la psiche”)

Camminare è un’attività piacevole, naturale, sana, che consente un contatto diretto con l’ambiente che ci circonda.

Il verbo passeggiare – indicato sul vocabolario come camminare senza fretta per svago – conserva un sapore di antico, rievoca momenti di calma, di riflessione, di contatto diretto con la natura.

Se camminare smuove la carne e il sangue, sicuramente tra i primi benefici che possiamo riconoscere al trekking ci sono quelli che riguardano la salute del nostro corpo fisico. Tutti i muscoli del nostro corpo, ogni articolazione, il nostro cuore, i polmoni, il sistema vasale, insomma, ogni angolo del nostro corpo dopo qualche ora di cammino inizia a subire una trasformazione, e anche le parti più ferme vengono raggiunte dal movimento e dall’ossigeno.

Aumenta il ricambio e tutte le scorie cominciano ad essere allontanate da ogni cellula ed eliminate anche attraverso il sudore. La nostra pelle, sudando, piange fuori dal corpo le nostre tossine e le nostre sofferenze. A un livello più sottile, qualcos’altro viene smosso: la nostra sensibilità, cioè la nostra capacità di percepire attraverso i nostri cinque (o più) sensi. Effettivamente, facendo lunghe passeggiate, soprattutto se immersi in un ambiente naturale (campagna, bosco, prati, montagna), l’organismo può attingere alle frequenze riequilibranti delle tre maggiori fonti di energia della natura, che permettono di ottenere benessere psico-fisico:

  1. la luce /energia del Sole: attraverso la vista, la luce, i colori della luce e ,finalmente, il buio, ci inviano stimoli continui a fluire e a cambiare punto di vista.
  2. il suono del canto degli uccelli, del vento, degli animali, dell’acqua di un ruscello, ecc.: ascoltare le foglie che cadono, lo scorrere di un torrente, il verso di un animale, imparare ad ascoltare il silenzio, o concentrarsi sul suono del nostro passaggio, sentire il nostro respiro sbloccato, tutto questo risveglia l’attenzione e l’abbandono.
  3. le sensazioni tattili date dal contatto con il terreno, spesso sconnesso e non uniforme, che permette di attivare meccanismi propriocettivi, oltre che di riequilibrare il baricentro; inoltre vento, sole, erba, alberi stimolano il sistema tattile della pelle e quello olfattivo, grazie ai profumi e agli odori della natura. L’odore della terra e delle stagioni ci fa essere più vicini alla nostra parte animale.

 

Inoltre, gustare gli aromi delle erbe e dei frutti selvatici, e l’acqua delle sorgenti, ci insegna ad essere ricettivi al nutrimento. Perchè le tossine che eliminiamo a livello fisico lasciano liberi degli spazi dentro di noi, ad ogni piano del nostro essere.

Attraverso il passeggiare il sistema endocrino beneficia degli stimoli luminosi naturali, riequilibrando i ritmi circadiani, che spesso vengono perduti lavorando in ambienti chiusi con illuminazione artificiale.

Il sistema neurologico beneficia dell’ascolto dei suoni della natura, aiutando il cervello a modificare le onde cerebrali e portando al rilassamento mentale e fisico.

Il sistema immunitario/linfatico beneficia della stimolazione tattile, perché essa viene riattivata e si potenziano le difese immunitarie.

Pertanto, passeggiare serve molto perché camminando nella natura viene nutrito l’intero sistema neuro-endocrino-immunitario e risulta così possibile, con maggiore facilità, ripristinare l’equilibrio psicofisico della persona, alzando anche il tono dell’umore e, non ultimo, il potere creativo della mente e dell’immaginazione.

Una passeggiata amplia le potenzialità del pensiero creativo: questa tesi è confermata dalla ricerca di un gruppo di scienziati dell’Università di Stanford in California, e presentata sul Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory and Cognition, la pubblicazione ufficiale dell’American Psychological Association.

La ricerca degli scienziati californiani dimostra che una passeggiata all’aria aperta – o, in mancanza di questa possibilità, anche una breve camminata in ufficio o anche il semplice movimento delle gambe sotto una scrivania – non pregiudica affatto la concentrazione, ma anzi la stimola!

Il team di Qing Li, professore della Nippon Medical School di Tokio e presidente della Jappanese Society di Forest Medicine ha recentemente dimostrato che i benefici delle tradizionali passeggiate nel bosco – o shirin-yoku – sono dovuti all’azione di alcune sostanze aromatiche vegetali: i monoterpeni. Respirando queste molecole per molte ore, ad una determinata concentrazione, si riducono i livelli di cortisolo ed adrenalina nel sangue, cioè di ormoni dello stress. In più, si moltiplicano i linfociti NK (natural killer) che ci proteggono da virus e cellule tumorali.

Nei nostri boschi gli alberi con la massima emissione di monoterpeni sono nell’ordine lecci, faggi, sughere, castagni e pini domestici. Alcuni boschi producono addirittura monoterpeni kin misura 25 volte superiore a quella delle conifere orientali.

All’interno della cornice di riferimento descritta in precedenza, abbiamo organizzato con i nostri ospiti una passeggiata terapeutica nel bosco: in questo tempo dedicato allo stare all’aria aperta ciascuno è stato protagonista di un contatto maggiore con se stesso, con gli altri e con l’ambiente circostante.